STORIE ARTIGIANE – INTERVISTA A SARA E MARIKA DI CERA UNA BOLLA

STORIE ARTIGIANE – INTERVISTA A SARA E MARIKA DI CERA UNA BOLLA

 Le abbiamo immaginate nel loro laboratorio, immerse in una nuvola profumata, fra tazze di caffè e piccoli aereoplanini di carta immaginari, tutti scribacchiati di poesie e nuove idee.

Vogliamo raccontarti il mondo della creatività attraverso lo sguardo di Sara e Marika, l’anima e il cuore di Cera una bolla, due artigiane che hanno trasformato una grande passione nel mestiere di tutti i giorni, creando fragranze che raccontano storie, luoghi ed emozioni.

Cos’è Cera una bolla e dov’è finito l’apostrofo?

L’abbiamo tolto da lì e l’abbiamo appeso alla veranda del giardino. In un attimo è diventato un’amaca su cui, dondolando i pensieri, è nato un progetto per profumare il mondo e provare a renderlo ogni giorno un posto migliore.

Chi eravate prima di Cera una bolla?

Eh eh … siamo sempre in crisi quando dobbiamo raccontare questa cosa perché è una parte di vita che ci ha accompagnato per un lunghissimo periodo, segnando in modo irreversibile tantissime caratteristiche che hanno determinato chi siamo ora. Sia io che Sara prima di intraprendere questa strada eravamo giocatrici di basket professioniste. Non raccontiamo mai nulla che riguarda quel percorso seppur sia stato lungo, determinante e soddisfacente; è qualcosa che tendiamo a tenere per noi, posso solo dire che lo sport - soprattutto di squadra - fatto fin da piccoli e fatto a livello professionistico ti forma come poche altre cose al mondo.

                           

 

 Da quali elementi partite quando vi chiedono di ideare una fragranza personalizzata?

Partiamo da un questionario che facciamo compilare da* committent e che ci è indispensabile per individuare quale percorso dobbiamo seguire. Il questionario non è soltanto volto a capire che profumi vengono preferiti rispetto ad altri, ma anche soprattutto ci serve per capire l’anima del brand che dovremo andare a raccontare attraverso la fragranza.

Com’è il vostro laboratorio, è cresciuto e mutato nel tempo seguendo l’evoluzione del vostro progetto?

Siamo partite da un garage, che a pensarci ora fa sorridere! Siamo partite occupando ogni spazio a disposizione, dal garage all’armadio di casa, dalla scrivania alla cucina. Ci siamo poi trasferite in una casa più grande dove abbiamo il LaBollatorio ora; quando siamo arrivate qui ci sembrava enorme… nel giro di un anno era già piccolo, ora siamo alla ricerca di un laboratorio decisamente più grande che possa ospitare tutto il profumo che abbiamo voglia di donare al mondo.

 

 

Il lavoro di produzione si divide in due fasi: quella creativa e quella commerciale. Non sempre chi ha talento e uno spirito creativo si ritrova ad essere abile anche nel campo della sponsorizzazione e della vendita del proprio prodotto. Nel vostro caso come si incastrano queste due fasi del lavoro, così essenziali l’una all’altra?

Non si incastrano, piuttosto diciamo che sono diventate buone compagne di viaggio col tempo. É qualcosa di veramente arduo fare la venditrice se non sei fatta per fare quello, tendiamo sempre a non calcare la mano con la call to action rivolta allo shopping compulsivo, piuttosto proviamo a trasportare le persone verso un viaggio, una sensazione, un percorso che le porti a scegliere di acquistare ciò di cui sentono il bisogno senza forzare in alcun modo la mano. Di certo se potessimo scegliere di vivere solo e soltanto di creatività firmeremmo domani! ;)

Se ne parla sempre troppo poco, ma aprire e gestire un’attività riserva anche tante sfide, ve ne ricordate una che vi ha messo particolarmente alla prova? Come siete riuscite a superarla?

Quella che stiamo vivendo ora è di certo la sfida più grande. Trovare uno spazio adatto alle nostre esigenze e che al contempo rispetti tutte le norme a cui la nostra attività deve sottostare è qualcosa di estremamente difficile.

La difficoltà non sta soltanto nel trovare qualcosa di adatto, ma sta anche nel continuare a portare avanti tutto il lavoro mentre tutte le energie sono rivolte alla ricerca dello spazio e alla burocrazia che ne consegue.

 

 

• Voi vi fate portavoce di uno stile di vita slow, intimista e legato alla magia delle piccole, grandi cose. Avere un’attività propria, invece, ti spinge a dei ritmi frenetici. Come riuscite a conciliare le due cose?

Forse l’immagine che diamo è quella di una vita slow, non so probabilmente perché viviamo in campagna, viaggiamo in camper e i nostri cani compaiono molto spesso sui nostri social. Sicuramente il tipo di prodotto che facciamo spinge a prendersi un attimo di tempo per sé per godersi appieno un momento speciale. In verità io sono tutto il contrario della lentezza, ahimè, e questo molto spesso lo pago in salute. I ritmi frenetici sono all’ordine del giorno specialmente in determinati periodi, per cui non mi sento tanto di poter dire di esser portavoce di uno stile di vita votato alla lentezza, probabilmente lo sono in modo intrinseco i nostri prodotti, quello senz’altro sì. Preferisco pensare che la nostra comunicazione ispiri un cambiamento, un’apertura verso un mondo rinnovato, disposto ad aggiustare tutte quelle cose ingiuste che devono essere cambiate, preferisco pensare che siamo portavoce di una parte di movimento che vorrebbe vedere le persone avere tutte gli stessi diritti e vederle muoversi e spostarsi per il mondo, senza vincoli, senza barriere, liberamente… proprio come fanno i profumi.

Siete l’esempio di un’attività giovane, dinamica e di successo: quali consigli vi sentireste di dare a chi sta avviando una propria attività?

Non sono molto brava coi consigli, o meglio penso che i consigli generici non riescano a trovare spazio nell’unicità di ognuno di noi. Non sono un’amante delle frasi fatte del tipo "se ci credi, ce la fai" perché non la trovo realistica: io stessa in più occasioni ho creduto tantissimo in qualcosa che poi non ho raggiunto. Trovo che la vita abbia mille sfaccettature e a noi è dato in mano il compito di esser capaci di tirare il dado finché non troviamo la chiave giusta che ci consenta di aprire una delle tante porte che abbiamo a disposizione. E non è una questione di tentativi a caso piuttosto di tentativi studiati, provati, commisurati a noi stessi. La porta che si è aperta per te non è detto che faccia al caso mio e viceversa, bisogna stare molto attenti ad ascoltarsi per bene, perché una volta che si apre la porta poi bisogna essere in grado di oltrepassarla e stare lì dove si voleva essere.

 

Foto di Cera una bolla

 

UNA STORIA UNICA CHE ASSOMIGLIA UN PO’ ALLE ALTRE

Dal cuore di un artigiano, al suo laboratorio e, infine, al mondo. Si tratta di storie fra loro legate: iniziano con un sogno che si trasforma in progetto.

 Non sempre il percorso è quello che ci si aspettava e, talvolta, la concretezza tende a opprimere la poesia. Non rimane che guardarsi indietro e ricordare perché si è cominciato, così da raccogliere le forze per non fermarsi più.

Ti abbiamo raccontato una storia che ci ha appassionato, attraverso le parole delle sue protagoniste. Adesso, per conoscerle meglio, prendi nota:

 Per scoprire tutti i prodotti Cera una bolla.

 

www.ceraunabolla.com

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