Martina Tripi: scrivere per meraviglia

Martina Tripi: scrivere per meraviglia

Questo articolo non è un’intervista, ma una rara forma di autobiografia che spero di rendervi quanto più scorrevole possibile. Mi chiamo Martina Tripi e sono la voce narrante di Laurels Apron. Laura e Paolo mi hanno chiesto di dedicare l’articolo di settembre a me stessa, un onore, ma anche una bella impresa.

Ho sempre abitato nelle storie

Come nel parlare, a scrivere di sé c’è sempre il rischio di diventare un tantino autoreferenziali. Non voglio trasformare questa puntata di Germogli in un Curriculum Vitae né tantomeno in una pagina di diario ma, come ho fatto per tutti gli altri protagonisti di questa rubrica, ti voglio raccontare di me.

Sono una siciliana cresciuta in Veneto e vivo a Treviso con la mia famiglia. Di base, rappresento perfettamente la categoria dei sognatori, degli “sciocchi, come possono sembrare” cantava Mia Dolan (Emma Stone) in La La Land, quelli le cui storie di coraggio finiscono fra queste pagine virtuali. Per farla breve, sono una copywriter: mi occupo di testi, storie e contenuti.

Certo, ci vuole coraggio davvero, oggi, ad avere un sogno e ce ne vuole anche a decidere di lavorare nel mondo della cultura e delle parole, come faccio io.

Da che ho memoria ho sempre scritto: lettere, diari, racconti, appunti. A tredici anni sapevo a memoria Shakespeare. Alle scuole superiori, invece, mi piacevano le storie tragiche e romantiche dei grandi romanzi dell’Ottocento. Andavo a caccia di amori travolgenti e impossibili, poi immaginavo di essere Arthur Rimbaud o una sua reincarnazione.

Se tornassi indietro, vorrei fare il liceo classico e poi lettere; invece ho fatto l’artistico e l’accademia delle belle arti. Sentivo l’urgenza di esprimermi in ogni modo possibile, trasformando tutto ciò che provavo e pensavo in un manifesto.

Gli inizi: blog, cucina, food writing

Ancora è un po’ così, scrivo per urgenza. Vivo nel rammarico di aver trascurato troppo carta e penna, preferendo il computer, ma stare al passo con i tempi è necessario in ogni settore.

Proprio per questo, qualche decina di anni fa, ho aperto un blog di cucina che si chiamava Estratto di Vaniglia. Avevo vent’anni e nella mia quotidianità mi dedicavo a coltivare il proverbiale piano B, ovvero fare l’impiegata d’ufficio, ma appena potevo mi mettevo ai fornelli e testavo ricette.

All’epoca era esplosa la food mania, con MasterChef e gli altri programmi televisivi in cui tutti cucinavano. I blog non erano, però, solo dei ricettari virtuali: a me piacevano perché le ricette diventavano la scusa per scrivere del quotidiano. Sempre allora è arrivata in Italia la cultura dei libri di ricette che alla cucina univano il lifestyle, complice Csaba dalla Zorza, che oggi vedi in televisione su Real Time, ma che all’epoca guidava una casa editrice che si chiamava Luxury Books.

Sulle orme di Martha Stewart, famosissima in America, la dalla Zorza ha portato nel nostro Paese un nuovo modo di scrivere di cucina e la professione del food writer.

Dentro le storie degli altri

Nel 2020 mi sono conquistata una collaborazione con Le Guide di Repubblica. Dopo aver scritto tanto di cucina, finalmente potevo cimentarmi in un vero progetto editoriale. La prima guida alla quale ho lavorato raccontava Venezia e le sue isole. Il Covid-19 ci impediva di spostarci, quindi trascorrevo le mie giornate al telefono con chef e ristoratori, abitanti delle isole e professionisti del turismo. Un giorno mi è stata assegnata anche la prima intervista importante: Arrigo Cipriani, il patron del mitico Harry’s Bar.

Da allora di nomi importanti se ne sono susseguiti tanti. Non solo personaggi del settore ristorativo, ma anche sportivi, come Alessandro Del Piero e Sofia Goggia, e artisti del calibro di Red Canzian.

Intervistare le persone è la parte che ho sempre preferito, comunque, chiunque fossero. Al telefono o di persona, tiro fuori il mio registratore e mi immergo in queste vite inedite che poi richiedono di essere trascritte con profonda cura. Mi sento sempre in dovere di restituire queste persone, o personaggi, per come le ho sentite io, onorando l’apertura e la generosità che mi hanno concesso raccontandosi.

Scrivere è un lavoro artigianale

Che sia per un progetto editoriale, un blog aziendale o un podcast, la fase di studio e ricerca è decisamente la mia preferita, perché mi consente di aprire la mente, imparare, scoprire.

La parte difficile è mantenere uno sguardo aperto alla meraviglia, fuggire dai meccanicismi per ottimizzare, come ogni professione richiede. A volte sembro un po’ naif perché resto morbida nel calcolo delle mie ore di lavoro, ma come fai a imbrigliare un pezzo da scrivere in un tempo prestabilito?

Quando studiavo arte il mio professore di pittura ci faceva indietreggiare più volte mentre lavoravamo a un dipinto. Serviva a verificare la prospettiva, ma anche a guardare il proprio lavoro con uno sguardo più distaccato. A volte serviva lasciar sedimentare il tutto per uno o due giorni, per un approccio nuovo e decisamente riposato. Anche con la scrittura è così per me: non riesco a buttare fuori un pezzo in modo meccanico, devo tornarci e ritornarci, pesare le parole, che insieme devono avere un’armonia quasi musicale.

La scrittura, quella che resiste all’IA, quantomeno, ha una natura artigianale. Quindi sì, mi sento a tutti gli effetti un’artigiana.


Dove abita la meraviglia

Oggi artigiani e visionari sono anche i maggiori protagonisti delle mie storie. Cerco sempre di lavorare con brand e professionisti che condividono i miei valori e lo stesso faccio quando scelgo un progetto editoriale.

I visionari non necessariamente lavorano con le mani, ma costruiscono mondi nuovi. Ciò che certamente ci accomuna tutti sono la voglia di non arrenderci alla velocità e uno sguardo incantato verso il mondo. Ma non fraintenderci, siamo ben consapevoli che le cose più incantevoli vanno scovate con fatica, per questo ci teniamo poi a prendercene tanta cura.

La ripetitività è uno dei maggiori nemici della meraviglia, per questo confido che ci sarà sempre spazio per chi sceglie di dedicare la propria vita a creare qualcosa di unico.

Quanto a me, prendo in prestito le parole dello scrittore francese Michel Tournier per concludere questo articolo: “La realtà sorpassa infinitamente le risorse della mia immaginazione e non smette di colmarmi di stupore e di ammirazione”, e finché sarà così, non potrò smettere di scrivere.


Dove puoi trovarmi


Germogli è la nuova rubrica dedicata alle storie di chi come noi ha deciso di impegnare anima e cuore nella progettazione di un sogno. Ogni mese qui potrai leggere un nuovo racconto.

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