Diario di bordo, agosto, qui Laura.
Irlanda. A piedi lungo la Dingle Way. Sette giorni di cammino, circa 25 chilometri al giorno.
La Dingle Way è un percorso nella contea di Kerry, che fa il giro completo della Penisola di Dingle, tra pascoli verdi, sentieri di montagna, spiagge e scogliere a picco sull’oceano. Quella del cammino è diventata la nostra modalità di vacanza ormai da tre anni. Dopo aver percorso due cammini in Italia, abbiamo deciso di fare quest’esperienza in un altro paese.

Primo giorno: da Tralee a Camp
Gli irlandesi sono molto accoglienti, passandoci accanto in macchina non perdono occasione per salutarci. Ricambiare questa cordialità mi mette ogni volta il sorriso e mi carica di entusiasmo. Chissà se lo fanno con tutti, visto che da qui passano poche persone, o se notano il nostro zaino e conoscono il cammino.
Questo tratto è molto avventuroso: sentieri, ruscelli, ponticelli, scalette che conducono da una proprietà/pascolo all'altra, pecore e mucche ovunque.
Il paesaggio sembra quello del Signore degli Anelli: le colline sono verdi e spoglie, ma se guardi meglio ti accorgi che sono ricoperte di piccoli arbusti pungenti, un tappeto regolare in superficie che non sai mai quanto possa essere profondo. L’arancione della Crocosmia, che cresce spontanea lungo le strade, ci accompagna nel nostro percorso e, con i suoi colori, sembra ricordarci continuamente che siamo in Irlanda.

Veniamo accolti calorosamente dal proprietario del b&b. La camera affaccia sull’oceano, domani vedremo le prime spiagge!
Secondo giorno: da Camp ad Annascaul
Immergermi in luoghi e climi diversi mi fa sentire diversa, cambia essenzialmente il mio modo di percepirmi. Forse è l’effetto del vento sulla pelle e sugli occhi gonfi. Forse sono i chilometri che iniziano a sentirsi sulle gambe. Sento il mio corpo più attivo e la mente più libera, pronta a cogliere ogni dettaglio di questo paesaggio e ogni sfumatura di un accento che all’orecchio suona molto diverso, influenzato dal gaelico.
Entriamo in un pub, le persone ci chiedono come stiamo e da dove arriviamo. Sembra così facile ritrovarsi a parlare con queste nuove conoscenze davanti a una Guinness. Ascoltiamo volentieri le storie della loro vita.

Viaggiando con pochissimi vestiti, qui il pensiero su cosa indossare proprio non si pone, che libertà. All’arrivo al b&b, dopo la doccia ci laviamo i vestiti, li strizziamo bene in un asciugamano e li appendiamo all’aperto o vicino a una finestra, così il mattino dopo li mettiamo nello zaino puliti.

Terzo giorno: da Annascaul a Dingle
Questo viaggio è sicuramente un allenamento alla resilienza. È un esercizio ad andare avanti anche quando le condizioni non sono ottimali. Pioggia? Cammini. Hai male le gambe? Cammini. Hai il ciclo? Cammini.
Devi arrivare alla meta.
Ascolto il mio corpo con insolita attenzione, è da lui che dipende tutto. Cerco di dargli l’energia che gli serve: ricordo a me stessa di bere spesso, la sera faccio stretching per sciogliere i punti più tesi. Le spalle e il punto alla base del collo sono molto sollecitati, perché tengono il peso dello zaino. Quando ci rialziamo dopo una pausa più lunga, le gambe sono doloranti e mi fa sempre tanto ridere, perché sembra che camminiamo come dei robot. Però, ci basta una notte di sonno per recuperare completamente le forze.

L’attitudine mentale è importante quanto quella fisica. Cerco di concentrarmi sui pensieri positivi, il che risulta abbastanza semplice quando si è immersi in tanta bellezza. Se pensieri e paure si insinuano, cerco di automotivarmi. Quando temo di non farcela, mi ripeto frasi come “in ogni caso si farà” oppure "un passo alla volta”, ma anche “ora non ho motivo di preoccuparmi, aspetto che si presenti il problema”.
Arrivati a Dingle scopriamo che è un paese più turistico e frequentato, scorgiamo molti locali in cui suonano la musica tradizionale irlandese.
Quarto giorno: da Dingle a Dunquin
Quando pensi di non avere più energie, in realtà ne hai ancora. Siamo molto più forti di quello che pensiamo e questo mi rincuora.
Abbiamo percorso il tratto più bello finora. L’oceano da una parte, oltre il muretto, e colline ripide dall’altra, piene di pecore che godono della bella vista e fanno capolino qua e là per osservarti passare.
È stata una tappa particolarmente lunga, siamo arrivati nella “punta” della penisola e a metà del nostro percorso. Si percepisce di essere in un luogo remoto, il vento è forte e il paesaggio è spettacolare (qui è stato anche girato Guerre Stellari).

Quinto giorno: da Dunquin a Feohanagh
Trovo ispirazione tra i colori della natura. Non riesco a fare a meno di notare colori particolari sulla spiaggia oceanica e raccogliere sassolini e conchiglie per creare nuove palette.
Camminiamo sulle scogliere della costa all’estremità della penisola, nel punto più a ovest dell'isola. Sotto di noi massi immensi di colore marrone e violaceo scuro, su cui si infrangono le onde dell’oceano. Provo a fare una foto, ma non si percepisce la stessa magnificenza, perché? Credo che abbia a che fare con quella sensazione di timore e grandiosità che panorami come questo riescono a scuoterti dentro. Una foto non può cogliere un’emozione così inafferrabile.

Per la notte, abbiamo prenotato una camera nell’unico pub della zona. Dopo una cena alle 18.30, alle 20.30 abbiamo già le guance sul cuscino. Da fuori iniziamo a sentire una musica sempre più forte, che s’impone addirittura sulle voci della gente. Non resistiamo, scendiamo di nuovo al pub e passiamo una bellissima serata di musica tradizionale. Nelle pause tra una canzone e l’altra qualcuno si alza per condividere una storia e cantare una canzone. Che ricchezza questi attimi.
Sesto giorno: da Feohanagh a Cloghane
La giornata comincia. Mentre camminiamo ancora ci risuonano nella mente le storie e le canzoni della sera prima. Racconti di persone irlandesi emigrate in America agli inizi del ‘900, che portavano la propria isola nel cuore e ne cantavano la bellezza alle nuove generazioni, con canti che oggi sono tradizione. La musica qui viene percepita come momento di unione e di vita comunitaria.

Arriviamo a Cloghane, un altro paese molto piccolo. Passiamo una bellissima serata in compagnia di viaggiatori che arrivano un po’ da tutto il mondo. Ascoltiamo musica classica suonata dal vivo e assistiamo insieme allo spettacolo dell’eclissi.
Settimo e ultimo giorno di cammino: da Cloghane a Castlegregory
Camminiamo per quasi 20 chilometri su una spiaggia oceanica infinita, molto diversa da quelle a cui siamo abituati noi. Troviamo conchiglie enormi, alghe molto spesse, scene surreali di cavalli fermi a guardare l’oceano sulla spiaggia deserta. Intorno a noi non c’è nessuno.
Il rumore delle onde ci accompagna verso i paesini di pescatori. È un modo dolce ma non meno faticoso di concludere questo cammino.

La fine, il riposo, la città
Alla fine del cammino visitiamo Dublino, sentiamo immediatamente il contrasto nell’arrivare in una grande città. Siamo ancora in Irlanda e già ci manca l’esperienza appena vissuta.
È arrivato il tempo del riposo, questo viaggio ci rimarrà nel cuore. Abbiamo vissuto l’Irlanda più vera, visto paesaggi spettacolari, messo alla prova la nostra resistenza fisica e conosciuto tante persone da tutto il mondo.
Qualche consiglio di viaggio
Il cammino ti fa entrare in un'altra dimensione, in cui il tempo scorre lento ed entri in contatto profondo con te stesso e con i luoghi che percorri. Il corpo è attivo e la mente è libera, in modalità aperta e ricettiva. Entri facilmente in sintonia con le persone che incontri.
È un modo di viaggiare semplice, in cui ritorni all’essenziale: uno zaino e la tua energia sono tutto ciò che ti serve.
Cosa ho indossato:
- t-shirt in lana merino: asciuga velocemente e non trattiene gli odori;
- i nostri pantaloni Jasmine in popeline di cotone leggero. Non volevo pantaloni tecnici sintetici, questi sono larghi e comodissimi per muoversi. Sono leggeri, quindi anche quando si bagnano con la pioggia si asciugano molto velocemente. Hanno tasche profonde e i laccetti al fondo, che puoi chiudere per riparare la gamba quando c’è molto vento. Quando fa caldo, invece, si arrotolano sopra al ginocchio chiudendoli con la coulisse;
- scarpe da trail. È importante che siano comode e con suola adatta a terreni diversi. Sconsiglio le scarpe waterproof, perché fanno respirare meno il piede e in caso si bagnino all’interno sono più difficili da asciugare;
- calzini tecnici in lana merino;
- una bandana o fascia, essenziale per proteggere il collo o la testa dal vento forte.
Nello zaino, gli essenziali:
- sacca per l’acqua (capacità due litri). Comodissima per avere scorta d’acqua tutto il giorno e bere senza fermarsi;
- saponetta di Marsiglia per lavare i vestiti e, se il b&b non è fornito, per la doccia;
- piccolo spray disinfettante, per quello che non si ha la possibilità di lavare facilmente, come le scarpe e le spalline dello zaino;
- un paio di sandali leggeri da indossare la sera per fare riposare i piedi.

Racconti dalla Filanda è il nostro diario di bordo, una rubrica che ti tiene aggiornato sulle ultime dall’atelier, consentendoti di conoscerci, di mese in mese, sempre un po’ più da vicino.