Diario di bordo, aprile, qui Laura.
Dove eravamo rimasti.
La primavera è arrivata in Filanda. Si respira un’aria nuova in questo magnifico spazio che ci ospita e noi cerchiamo di godercene ogni istante.
Filanda Motta è diventata il nostro posto, un po’ laboratorio, un po’ rifugio. I suoi spazi oggi sono anche luogo d’ispirazione, raccolta e ristoro.

Alla ricerca di un posto nostro
Torniamo indietro, sembra passata una vita.
Abbiamo cominciato il nostro percorso nel tavolo della cucina, poi ci siamo allargati e ci siamo presi un‘intera stanza, finché ci siamo spostati in un nostro spazio all’interno di un coworking. Oggi, qui in Filanda, abbiamo un vero laboratorio.
La Filanda Motta ha tutto l’aspetto di un luogo che abita fuori dal mondo, ma in realtà si trova fra Treviso e Venezia. Natura e architettura convivono in perfetta armonia in quello che è il frutto di un recupero archeologico-industriale che ha saputo valorizzarne ogni angolo. Oggi è un luogo vivo, che ospita laboratori artistici e studi creativi come il nostro.

Il primo giorno
Ricordo molto bene la nostra prima giornata di lavoro qui, era un giovedì di due anni fa.
Io e Paolo ci eravamo appena trasferiti a Treviso da Milano, avevamo fatto un numero indefinito di viaggi in macchina carichi di ogni genere di oggetto, al quale avevamo dovuto trovare posto in casa e in laboratorio, ovviamente senza mai fermarci con il lavoro.
L’aria profumava di fiori, la temperatura era tiepida, mentre la luce del sole entrava ovunque dalle numerose finestre. C’era una dolcezza e una sensazione di pace che non scorderò mai. A pensarci oggi, sarà stata sicuramente la grande diversità con l’ambiente milanese, a cui ormai mi ero assuefatta, a rendere più vivide tutte queste sensazioni, ma di certo il contesto della Filanda è particolarmente accogliente.
Non potendo prepararci la schiscetta per il pranzo, ricordo che quel primo giorno ci siamo ritrovati a pranzare all’Osteria bar “da Silvano” a Sanbughé, un posticino familiare non molto lontano che propone cucina veneta delle più confortevoli. Sono ricordi che teniamo stretti.
Immersi nella campagna veneta
La Filanda è circondata da campi coltivati e da una manciata di case. I rumori che sentiamo non sono più quelli del traffico e delle seghe circolari (nel coworking milanese i nostri vicini falegnami usavano molto questo attrezzo), ma sentiamo i suoni della natura, fra cui animate conversazioni di uccellini. Arrivano anche le voci dei bambini che giocano nel campetto di calcio poco distante, mentre il suono delle campane scandisce il passare del tempo e si fa particolarmente intenso quando è ora di pranzo oppure il momento di rincasare la sera.
Inoltre, qui sono di casa diversi animali che in città non si vedono frequentemente: scoiattoli, una lepre che in questa stagione troviamo nel giardino di fronte al nostro laboratorio, e perfino una volpe avvistata una sera d’estate, nonché certi insetti mai visti. Da quando siamo qui vivo con più consapevolezza il passare delle stagioni, il cambiamento dei colori e il ritmo della natura.

È stata la Filanda a sceglierci
Lo spazio è suddiviso in due zone da una piccola parete di cartongesso: da una parte le postazioni con le scrivanie, dall’altra lo spazio più ampio dedicato alla parte operativa, con un grande tavolo da lavoro che ci è stato regalato dal coworking di Milano, le macchine da cucire, un piccolo stock di tessuti e gli stand con i capi di campionario. Questa zona è abbastanza ampia da permetterci anche di installare il set fotografico nelle giornate di shooting. Questo è esattamente quello che cercavamo per ottimizzare gli spazi e i costi.
Di fatto, a portarci qui è stata proprio l’esigenza di trovare un posto più grande, perché negli appena 25 mq in cui stavamo prima ci sembrava di esplodere e anche le idee sembravano più ingarbugliate. Ora, ripensandoci, ci sembra impossibile aver lavorato per così tanto tempo in uno spazio così piccolo. E andando ancora più indietro nel tempo, beh eravamo in una stanza di casa, quindi direi che c’è stata una bella evoluzione!
Con noi oggi c’è anche Giulia Criveller, visual designer specializzata in illustrazione e calligrafia che realizza progetti di branding per artigiani e brand. Per noi è Juls, un’amica e una collega, con cui collaboriamo ormai in modo fisso.
Un luogo dove lo spirito passeggia e trova ispirazione
All’inizio avevamo anche cercato degli spazi a Milano, per aprirci un po’ a tutte le possibilità, ma la verità è che è stata Filanda Motta a farci decidere di ritornare in Veneto. Quando l’abbiamo trovata abbiamo capito immediatamente che era il posto giusto per noi, qui d’altronde non solo possiamo stare più vicini alle nostre famiglie, ma anche concederci uno stile di vita più “slow”.
Abbiamo presto scoperto quanto lo spazio faccia la differenza anche sulla qualità del lavoro. La mente è più concentrata e, anche nei momenti più stressanti, basta uscire un attimo a prendere una boccata d’aria e fare due passi in giardino. In pausa pranzo ci piace sistemarci un cuscino sul gradino della portafinestra e mangiare fuori. Con Giulia poi facciamo spesso una passeggiata dopo pranzo per raggiungere il bar del paese e bere un caffè.

La Filanda Motta è stata costruita nella metà del XIX° secolo, se avessimo sbirciato dai suoi grandi finestroni qualche decennio fa avremmo sicuramente scorto un alternarsi di decine di filandiere, che ricavavano dai bozzoli prezioso materiale serico.
Oggi il complesso architettonico non solo ospita professionisti e creativi che qui hanno trovato il proprio spazio come noi, ma diventa teatro di eventi sociali, istituzionali, di moda e di cultura. È un posto da scoprire, che racconta la storica bellezza della campagna veneta.
Filanda è un luogo del cuore e a noi piace ricordarlo una volta al mese, rigorosamente di giovedì. L’abbiamo fatto anche ad aprile: siamo andati “da Silvano”, come quel primo giorno.
Laura

Racconti dalla Filanda è il nostro diario di bordo, una rubrica che ti tiene aggiornato sulle ultime dall’atelier, consentendoti di conoscerci, di mese in mese, sempre un po’ più da vicino.