Silvia ci ha messi in valigia, l’abbiamo incontrata così. Il nostro Aria, dice, è diventato il suo abito da viaggio. L’abbiamo seguita online e abbiamo scoperto attraverso il suo sguardo l’Isola di Nisyros, il Portogallo, ma anche la Puglia e la Toscana. Il suo racconto itinerante è una poesia sospesa fra la partenza e il ritorno e ci è piaciuto tanto che lo vogliamo condividere con te.
Una vita a inseguire lo stupore
Silvia Pezzetti è una libera professionista del settore turistico. Viaggia per passione, e per lavoro con Girolibero, dedicandosi all’accompagnamento di cicloviaggi per stranieri in Italia con meta principale Venezia e le sue terre. Ha messo il suo grande amore per l’acqua a servizio di coloro che insieme a lei partono alla scoperta del nostro Paese in barca e in bici.
«Le mie radici sono a Bergamo, ma negli ultimi dieci anni ho vissuto in tanti posti diversi. Quando penso al mio vagare mi sento un po’ orchidea. Le orchidee, oltre ad avere fiori bellissimi, hanno sia radici terricole che aeree, senza le quali non potrebbero sopravvivere. Anche io ho delle radici aeree: ho vissuto in Olanda quattro anni, a Trento, a Genova e poi a Trieste. Prossimamente mi sposterò ancora, verso la Puglia».
Silvia ha un’indole libera e curiosa. Le piace inseguire lo stupore e non le serve andare dall’altra parte del mondo, anche nei viaggi più brevi riesce a colmare la sua grande sete di scoperta. E poi, ama incontrare nuove persone.
«Mi piacciono le storie: posso compiere un viaggio più di una volta ma, se lo faccio con persone differenti, non è mai lo stesso viaggio. Anzi, mi piace molto tornare nello stesso posto perché, come cambia la compagnia, può cambiare anche la stagione del viaggio e quindi il tempo e i panorami».

La ragazza con la valigia
«Quando mi chiedono quale luogo immagino quando penso di tornare “a casa” la risposta è “il luogo in cui adesso sto vivendo”. Ho studiato architettura, per me la casa ha un valore profondissimo e ovunque vada scelgo sempre abitazioni che sento mie. Nutro un grande amore per gli spazi che contengono la vita e penso che casa sia dove hai quella sensazione unica di accoglienza e accudimento».
Poi c’è la valigia, che è la casa che Silvia porta con sé, e la sua bici pieghevole, un mezzo fedele, che l’accompagna sempre.
«Nella mia valigia non mancano mai i miei occhiali e qualche cappello, per tenere al sicuro i pensieri. Certamente anche gli abiti, che non sono mai scelti a caso; tutto il necessario per fare a maglia e un libro. Ho anche dei piccoli oggetti che fanno parte di me, sono come amuleti, ad esempio un ciondolino che raffigura una casetta. Hanno tutti una storia, molti sono artigianali e mi ricordano le persone che li hanno realizzati, incontrate durante il mio girovagare».

In punta di piedi
Per lei c’è una netta differenza fra turista e viaggiatore, il viaggiatore infatti, al contrario del turista, non invade, ma entra nei luoghi in punta di piedi, guidato dalla consapevolezza.
«Uno dei miei posti preferiti è il Delta del Po’. Lì, la terra incontra l’acqua ed è il frutto di un lavoro che natura e uomo hanno compiuto insieme. È anche l’emblema di una fragilità di ecosistemi che oggi più che mai vanno tutelati e ai quali il viaggiatore deve approcciarsi con consapevolezza. Anche chi viaggia può fare la differenza se comprende bene la natura del luogo in cui si trova. A questo scopo la bicicletta è il mezzo ideale: lento e non inquinante. Poi, quando le persone viaggiano in bici sono più connesse con il contesto, e viceversa».
«Quando mi trovo a Venezia con un gruppo di viaggiatori, ovviamente li porto a San Marco, ma prima mostro loro la Venezia più autentica, a cominciare dall’isola della Giudecca, mio posto del cuore. Insomma, l’overtourism è arrivato, ma noi non dobbiamo smettere di viaggiare, dobbiamo solo farlo con più rispetto. Questo non significa conoscere meno un luogo, anzi, pensando a Venezia, è proprio quando vedi le calli più defilate e i sestieri meno turistici o ti inoltri nella laguna più remota che la scopri davvero».
Anche quando viaggia sola, Silvia si sposta con mezzi lenti, come la bici, o con mezzi pubblici, come il treno. Questa modalità di viaggio le concede di conoscere molte persone nuove e differenti.
«Sono le persone a fare un luogo, la gente che incontro è il vero tramite della scoperta. Chiunque incroci, anche solo per caso, nella mia memoria diventa il personaggio di un racconto che porterò con me per sempre».

Un libro sul viaggio da leggere quest’estate
Silvia ci ha consigliato di leggere Un indovino mi disse di Tiziano Terzani. È il primo libro che le ha fatto capire quante porte possa aprire un viaggio, quanto le scelte possano cambiarne il corso e quanto sia un privilegio poter viaggiare, soprattutto oggi.

«Ogni viaggio è un dono, mi ritengo una persona molto fortunata».

Germogli è la nuova rubrica dedicata alle storie di chi come noi ha deciso di impegnare anima e cuore nella progettazione di un sogno. Ogni mese qui potrai leggere un nuovo racconto.